L’anima libera di Forti del Vento

Riassunto

Forti del Vento è una realtà dell’Alto Monferrato che interpreta la viticoltura come un atto di ascolto e rispetto della natura. Fondata da Marco Tacchino e Tomaso Armento, l’azienda unisce tradizione familiare e approccio biodinamico, senza uso di chimica, lieviti aggiunti o solfiti. Tra vigne coltivate con metodi sostenibili e vinificazioni non interventiste, nascono vini identitari come Ottotori e Lampio, espressione autentica del territorio e di una filosofia produttiva libera e radicale.

Il vento, la terra e l’anfora in un approccio alla viticoltura libero (anche dalle etichette)

In un’epoca in cui l’enologia rincorre spesso la standardizzazione e il controllo tecnologico, c’è chi sceglie di fare un coraggioso passo indietro per ritrovare l’anima più pura e autentica della viticoltura. Per Marco Tacchino e Tomaso Armento, i due soci fondatori e volti dietro Forti del Vento, fare vino è prima di tutto un atto di ascolto. Nell’angolo più verde e selvatico del Monferrato, dove i castelli dominano le colline e il vento dal mare soffia incessante tra la vegetazione, si lavora in vigna e in cantina come si faceva un tempo: senza filtri, senza scorciatoie e con un rispetto sacrale per l’ecosistema. Una storia di natura, attesa e competenza tecnica, dove l’assenza di chimica si riflette nel carattere nel calice.

L’incontro tra la forza e il vento

L’azienda nasce ufficialmente nel 2010, ma le sue radici affondano nei decenni precedenti. Marco e Tomaso decidono di unire il patrimonio viticolo delle rispettive famiglie, creando una sinergia che si riflette persino nel nome della cantina: Tomaso rappresenta i “forti” (la struttura, le fondamenta terrene), Marco è il “vento” (il movimento, l’aria).

Ma Forti del Vento è anche un profondo tributo al territorio. Questa zona dell’Alto Monferrato Ovadese, tra Castelletto d’Orba e Rocca Grimalda, vanta un’altissima densità di antichi castelli ed è spazzata quotidianamente dal Marin, il vento caldo dal Mar Ligure che asciuga i grappoli e regala ai vini una sapidità inconfondibile. È in questo contesto che i due soci portano avanti la disciplina della terra trasmessa dai nonni, guidati dalla passione in un personalissimo “ritorno al futuro”.

Biodinamica e conoscenza

La filosofia dell’azienda è rigorosa: associata a Vinnatur e certificata biologica, Forti del Vento sposa una conduzione totalmente biodinamica e un approccio non interventista in cantina. Niente lieviti aggiunti, nessuna filtrazione e, da anni, zero solfiti. Muovendo dagli impulsi di Rudolf Steiner, l’azienda concepisce la terra, le piante e l’azienda come un unico organismo vivente. L’utilizzo di preparazioni naturali dinamizzate, come il corno letame e il corno silice, si affianca a pratiche come il sovescio con cereali e leguminose, lasciando crescere l’erba nei vigneti per favorire la biodiversità e combattere l’erosione.  Allo stesso modo anche le sfide più ardue, come la lotta all’insetto vettore della flavescenza dorata, vengono affrontate con un approccio naturale, monitorando le vigne con trappole cromotattiche e intervenendo solo con piretro naturale per tutelare l’intero ecosistema.

Potrebbe sembrare un approccio naïf, ma Marco sfata subito questo mito ricordando che meno chimica si vuole usare, più preparazione si deve avere e la conoscenza profonda delle proprie vigne diventa l’unico vero strumento per garantire l’eccellenza.

Un fiume, due terre e l’arte del girapoggio

Le vigne si estendono ad un’altitudine di circa 300 metri sul livello del mare, coltivate con l’affascinante sistema del girapoggio. I filari non seguono la pendenza, ma si sviluppano perpendicolarmente ad essa assecondando le linee di livello della collina, un metodo ideale per catturare al massimo l’esposizione solare e proteggere il suolo. L’allevamento a guyot è curato con una potatura ispirata al metodo Simonit e Sirch.

Il territorio è diviso in due dal fiume Orba, creando due sottozone distinte da interpretare con vitigni diversi. Sulla sponda destra, a Castelletto d’Orba, si trovano le terre bianche: suoli franco-argillosi chiari con marne affioranti ed esposizione a Sud-Ovest. In questa vallata nascono Cru eccezionali come Maia, Ottotori (coltivato su un plateau marno-calcareo talmente aspro che quasi non cresce l’erba), Podej, Ventipassi e La Volpe, da cui si ottiene anche il 299.

Passando sulla sponda sinistra, a Rocca Grimalda, il paesaggio cambia. Le terre si fanno più rosse, argillose e talvolta sassose, esposte a Nord-Ovest. È in questa vallata del Rio Maggiore che dimorano antichi impianti, tra cui lo storico vigneto Capovia piantato negli anni ’60, l’AnPiota che ospita viti di chardonnay dei primi anni ’70, fino ad arrivare alla più moderna albarossa, piantata nel 2006.

I simboli di un’identità ribelle

Il vino simbolo è Ottotori, un Dolcetto da vecchie vigne il cui nome è un omaggio al bisnonno di Marco, che pagò quel fazzoletto di terra esattamente “otto tori”. Grazie a una fermentazione spontanea e a un lungo affinamento di quasi due anni in botte grande, questo vino scardina l’idea del Dolcetto di pronta beva, richiedendo tempo e pazienza per trovare il suo equilibrio. La Volpe, al contrario, è l’espressione più giovane del Dolcetto, proveniente da vigne di 20-25 anni. Affinato in solo acciaio, gioca sull’acidità tagliente, la freschezza e un frutto esplosivo.

Non meno affascinanti sono i bianchi. Il Lampio è lo Chardonnay figlio del Cru AnPiota, dalle viti piantate dal nonno. Viene vinificato e affinato interamente in anfora; tra lunghe macerazioni e mesi di attesa, esprime una mineralità e una complessità rare. Il Maja, nato dall’omonimo Cru, è invece un Cortese macerato per oltre un mese sulle bucce. Un orange wine che assomiglia al Cortese dal carattere rustico, bevuto in queste valli sessant’anni fa.

L’elogio del tempo e della natura

Questi vini vogliono essere, oltre che un ottimo prodotto, il  manifesto di un approccio personale alla viticoltura: curare la terra viva e accettare le sfide della natura per diventarne, ognuno nel proprio piccolo, dei custodi. Per un professionista dell’Horeca, inserire le etichette di Forti del Vento significa portare nel proprio locale un pezzo di questa filosofia, intercettando la crescente domanda di prodotti naturali, con un’arma in più: uno storytelling che parte da lontano, una sfida autentica, nata da una storia di amicizia. Con la terra e tra due eterni sognatori. 

Condividi l'articolo

Altri articoli che potrebbero interessarti...