Birre Granda: radici agricole, sguardo internazionale

Riassunto

Granda è un birrificio artigianale di Lagnasco (Cuneo) che valorizza le materie prime del territorio con uno stile produttivo moderno e internazionale. Tra le sue birre più rappresentative spiccano la lager Kloe, la IPA KeiOs e la IPA alle pesche Alternative, simboli di qualità, innovazione e forte identità piemontese.

Ci sono luoghi che la geografia sembra relegare alla quiete rurale e che l’intuizione artigiana trasforma in crocevia internazionali. Lagnasco, nel cuore della provincia di Cuneo, è uno di questi. Qui, nel 2011, prende forma il birrificio Granda. Un nome che è una dichiarazione di appartenenza – la “Granda” è l’appellativo storico della provincia cuneese – ma che rivela un’attitudine insofferente ai classici limiti di provincia. Oggi, inserire una referenza di questo birrificio alla spina o in carta significa offrire al cliente un prodotto dalla doppia anima: radici profondamente piemontesi e uno sguardo costantemente rivolto al mercato europeo.

«Fin dall’inizio abbiamo vissuto il legame con il territorio non come un confine, ma come un punto di partenza» racconta Ivano Astesana, mastro birraio e fondatore. «Il nostro birrificio possiede una doppia identità: da un lato l’autenticità e le radici agricole, dall’altro un’attitudine internazionale e sperimentale, tesa a far parte del dibattito birrario europeo».

La filosofia: tra lubrificante sociale e avanguardia 

In quindici anni di attività, l’azienda ha codificato un linguaggio produttivo basato su un equilibrio sottile. Da un lato, il rispetto assoluto per la bevibilità; dall’altro, la necessità di sperimentare.

«Cerchiamo di rispettare l’anima popolare della birra come bevanda» spiega Astesana. «Nasce per il popolo ed è, a tutti gli effetti, un lubrificante sociale. Accompagna i momenti di condivisione e la convivialità, non è un prodotto concepito per essere consumato in solitudine».

Eppure, dietro questa immediatezza si nasconde il rischio della banalizzazione, che Granda ha saputo disinnescare. «In catalogo proponiamo diverse birre dalla beva immediata, ma senza rinunciare alla sperimentazione più creativa» afferma il fondatore. «È un gioco di equilibri complesso: mantenere una linea di prodotti accessibili e, al contempo, affiancare referenze capaci di catturare l’attenzione al primo sorso, stimolando la curiosità di chi degusta».

Le referenze da non perdere

Questa ricerca si traduce in un uso strategico e insolito delle materie prime locali, trasformando il territorio in un formidabile asset commerciale. Granda si è distinta per le sue italian grape ale, realizzate con mosti d’uva delle Langhe e del Monferrato, come il moscato, il nebbiolo o la barbera. Ma la contaminazione agricola tocca anche la nocciola tonda gentile IGP, le pesche locali o il caffè di una storica torrefazione del territorio.

Per il professionista della mescita, comprendere la proposta del birrificio significa misurarsi con tre referenze centrali disponibili nel catalogo Timossi, ciascuna studiata per presidiare una precisa occasione di consumo.

La prima è Kloe, la helles che rappresenta il best seller assoluto del marchio. Interpretazione della tradizionale lager nata a Monaco di Baviera, è una birra che non ammette difetti: all’apparente semplicità visiva corrisponde un’estrema complessità esecutiva. Nel bicchiere si presenta dorata e brillante, con una schiuma fine e persistente, mentre al naso emergono note di cereale pulito, pane fresco e sfumature floreali. Al palato l’ingresso è morbido, bilanciato e scorrevole, con un finale secco e pulito, ideale da abbinare a pizza, primi piatti o aperitivi. «È una bionda che rispetta il rigore della tradizione tedesca alla quale si ispira, ma che diventa unica grazie all’impiego esclusivo di materie prime coltivate direttamente in azienda» sottolinea Astesana. «L’utilizzo del malto italiano dei nostri campi conferisce una sfumatura rustica e una personalità immediatamente riconoscibile».

A questa si affianca Kei Os, la IPA di bandiera, concepita per unire un’aromaticità decisa a una bevibilità assoluta. Rappresenta la referenza artigianale più venduta del birrificio, studiata per essere intensa e profumata ma equilibrata, adatta al consumo quotidiano. Il profilo sensoriale, guidato da una selezione di luppoli moderni, esprime sentori di frutta tropicale e agrumi freschi, sostenuti da una vibrante componente resinosa. Il sorso è scorrevole e pulito, con un amaro presente ma non aggressivo. «È la nostra idea di IPA italiana: aromatica, moderna e bilanciata, adatta sia a chi ricerca luppolature intense, sia a chi desidera una birra da bere con continuità, senza eccessi o pesantezza».

Infine, a tracciare il confine della sperimentazione territoriale c’è Alternative, la celebre IPA alle pesche. Questa ricetta fruttata e moderna nasce da una scelta coraggiosa: fermentare la birra insieme al succo di pesca piemontese. Al naso sprigiona profumi di pesca matura, agrumi e frutta tropicale, mentre in bocca si rivela morbida, vellutata e aromatica, con un finale pulito e fedele allo stile di una vera IPA. «Alternative incarna la nostra filosofia aziendale: fondere l’esperienza nelle produzioni luppolate contemporanee alle radici agricole piemontesi, creando un legame tra tecnica e territorio capace di incuriosire il cliente e spingerlo a esplorare l’intera gamma».

Credibilità internazionale e impatto visivo 

L’evoluzione tecnica del birrificio ha registrato un’accelerazione decisiva attraverso le collaborazioni con l’estero, nate dopo una profonda revisione dei processi interni avviata nel 2020 con il supporto di mastri birrai tedeschi.

«Il momento di svolta è coinciso con la collaborazione con Michael Lembke, fondatore del birrificio berlinese BRLO, con cui ha preso il via il nostro progetto Be Grapeful dedicato alle collaborazioni internazionali» ricorda Astesana. «Questo progetto ci ha conferito la credibilità necessaria per proporci a realtà storiche del settore. Poco dopo, persino Mikkel Borg Bjergsø, fondatore di Mikkeller, è giunto a Lagnasco per produrre insieme a noi. La necessità di confrontarci con standard idonei a mercati come Berlino, Londra, Bruxelles o Praga impone un’attenzione rigorosa alla qualità e all’innovazione».

Questo rigore si specchia anche nell’impatto visivo delle lattine, concepite come vere e proprie opere d’arte, sviluppate da un ufficio grafico interno che lavora in perfetta simbiosi con la sala cottura. «Per un marchio indipendente, il design è l’unico modo per strappare al consumatore la prima chance di assaggio» chiosa il fondatore. «L’idea dell’etichetta nasce insieme all’idea della ricetta, viaggiano a braccetto: è inutile fare una nuova ricetta se non c’è collegato un modo forte per raccontarla visivamente».

Un approccio metodico che rivela l’anima dell’azienda: uno sforzo collettivo e corale. Una squadra capace di dimostrare come un piccolo paese di campagna possa ritagliarsi un posto di diritto nella geografia della birra artigianale europea.

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