Riassunto
Il Mulino di Barry, a Castiglione Chiavarese, è una piccola cantina nata dalla passione di Marco e Barbara. Tra vigneti terrazzati, lavoro artigianale e tecniche innovative, produce quattro etichette che raccontano il territorio ligure.
Un incontro di vite (e di tappo a vite): viaggio nella viticoltura eroica del Mulino di Barry
Ci sono luoghi in Liguria dove il rumore del mare lascia il posto al fruscio del vento tra i filari e, talvolta, alla melodia di una fisarmonica suonata in compagnia per celebrare la fine della vendemmia. Siamo a Castiglione Chiavarese, nel cuore della Val Petronio, a un’altitudine compresa tra i 270 e i 500 metri sul livello del mare. In questa vallata sorge il Mulino di Barry, un antico mulino dell’Ottocento che ospita una delle realtà vitivinicole più affascinanti e coraggiose dell’intera regione.
La rinascita di una tradizione familiare
Nonostante la struttura abbia oltre un secolo, l’azienda agricola è, in realtà molto più giovane: prende il via ufficialmente nel 2019 dalla passione di Marco, soprannominato fin da ragazzino “Barry”, e di sua moglie Barbara. Il punto di svolta arriva quando Barbara, nata e cresciuta a Genova, perde il suo impiego come lavoratrice dipendente in città. Da quel momento, la coppia decide di scommettere sul futuro recuperando i terreni e lo storico mulino che il nonno di Marco, Beppin, aveva acquistato nel 1952 e dove aveva piantato le prime viti già negli anni Cinquanta. Dopo anni di sperimentazioni in cui Marco ha vestito i panni del vignaiolo “garagista” autodidatta, i due si sono armati di decespugliatore per recuperare i vecchi appezzamenti terrazza, preparando così il terreno per l’uscita ufficiale sul mercato nel 2021: poche centinaia di bottiglie da meno di un ettaro di vigna.
Viticoltura eroica e scelte coraggiose
Il Mulino di Barry è l’emblema di una dedizione totale alla terra, dove le ore di lavoro manuale per gestire questi terreni terrazzati non si contano più. Si tratta di una viticoltura millimetrica, completamente artigianale, dove la cura ha sostituito qualunque prodotto di sintesi. Per arricchire il suolo viene utilizzato esclusivamente letame fornito da un maneggio confinante, creando così un prezioso circolo virtuoso a chilometro zero. Dietro questo impegno però non c’è solo una visione romantica, ma anche un solido approccio scientifico. L’azienda infatti si avvale di una stazione meteorologica di proprietà che permette di registrare i dati climatici per intervenire sulle piante solo quando strettamente necessario. Parallelamente, riesce a mantenere livelli di solforosa persino inferiori ai limiti previsti dal disciplinare biologico. Anche la precisa scelta del tappo a vite fa parte di questo percorso di sperimentazione. Questa chiusura in alluminio, dotata di una speciale membrana interna, garantisce infatti una perfetta micro-ossigenazione e un’evoluzione nel tempo utile agli standard di vino ricercati.
Quattro etichette, un solo racconto
L’azienda produce tuttora numeri piccolissimi, con appena 4.500 bottiglie all’anno suddivise in quattro etichette. Tutte sono accomunate da un design che esclude i classici riferimenti marini per concentrarsi sulle montagne circostanti e sul percorso degli astri. Ogni vino rappresenta infatti una fase ben precisa della giornata. Si parte con Almaba, un Colline del Genovesato IGT Rosato composto all’80% da Ciliegiolo e al 20% da Merlot. Questo vino simboleggia l’alba e porta nel nome le iniziali della famiglia: Alessio, il figlio, Marco e Barbara. Il vino di punta è Beppin, una Golfo del Tigullio – Portofino DOC Bianchetta Genovese in purezza, affinata in acciaio per preservarne freschezza e sentori floreali. Sull’etichetta di questa bottiglia fa capolino il sole nascente, un affettuoso omaggio al nonno che tramanda la tradizione vitivinicola. Procedendo nel percorso solare incontriamo Risseu, un Vermentino affinato per sei mesi in barrique con continui batonnage. Il nome omaggia la tipica pavimentazione genovese in pietra, mentre l’etichetta dai colori caldi evoca il sole pieno del pomeriggio. Infine, si giunge a Barry, un rosso nato da un blend di uve Cabernet, Merlot e Syrah, affinato per un anno in legno e un altro anno in bottiglia. Questo è il vero e proprio vino meditativo della cantina, accompagnato sull’etichetta dall’immagine suggestiva della luna.
Timossi: un partner per crescere insieme
L’incontro tra il Mulino di Barry e Timossi è figlio di una casualità e… della tecnologia. Attraverso Instagram il wine specialist Stefano Albenga ha scoperto questa piccola realtà ed è bastata una visita in cantina per innamorarsene, quando i vini non erano ancora etichettati ed erano ancora in fase primordiale. Così è nata una collaborazione basata sulla fiducia e sulla condivisione di valori che dalle prime vendemmie prosegue fino ad oggi.
Affidarsi a Timossi per la promozione e la distribuzione dei vini permette a Marco e Barbara di dedicare tutto il loro tempo e le loro energie a ciò che sanno fare meglio: curare le viti e fare un vino straordinario che insieme a Timossi arriva sulle tavole dei migliori locali e ristoranti.
