Tutti pazzi per la soda rosa: il nuovo sour della miscelazione

Riassunto

La soda al pompelmo rosa si afferma come protagonista nella miscelazione moderna, definita “il nuovo sour”. Grazie alla presenza di vero succo di pompelmo rosa, la Chantry Well Grape Fruit garantisce gusto naturale e versatilità in cocktail a base di distillati, twist analcolici e consumi in purezza. . La storica gamma , le cui ricette risalgono al 1872, è già stata premiata per qualità e attenzione alla dolcezza, dimostrando come la tradizione possa fondersi con l’innovazione nella miscelazione contemporanea.

Il ghiaccio nel tumbler, la dose di distillato, il top di soda a colmare il bicchiere. La miscelazione non offre nascondigli: se il mixer è scadente, il drink crolla. Mentre il Paloma ha rapidamente riscritto le gerarchie di consumo, la soda al pompelmo rosa ha smesso di essere una semplice variabile per diventare l’unità di misura di un buon bancone. Un’esigenza tecnica a cui Timossi ha risposto con l’ingresso a catalogo della Chantry Well Grape Fruit.

«La soda al pompelmo rosa, in questo preciso momento storico, è il nuovo sour» spiega Gianluca Grandoni, Spirits Category Manager di Timossi. «Qualunque distillato o liquore venga abbinato a questa soda trova un equilibrio quasi naturale».

 

La firma della naturalità

La forza della nuova nata in casa Chantry Well risiede in un dettaglio tecnico che fa la differenza: la presenza di vero succo di pompelmo rosa. Una caratteristica che si palesa anche visivamente. Lasciata a riposo a temperatura di frigorifero, la soda forma un leggero deposito sul fondo. Non è un difetto, ma la firma inequivocabile di un prodotto vivo e autentico. Basta un rapido movimento della bottiglia per rimettere in circolo le componenti.

«Ha le caratteristiche più naturali possibili tra le sode attualmente sul mercato» precisa Grandoni. «A partire dal colore e dal sapore, che restituiscono l’esatta sensazione del frutto fresco».

Al palato, la bevanda si risolve in un’esplosione di gusto delicato e vivace, in bilico costante tra una dolcezza contenuta e la spalla acidula tipica dell’agrume. Un profilo che la rende uno strumento estremamente duttile nelle mani del bartender. Nasce come complemento ideale per i distillati di agave nella costruzione di un Paloma impeccabile, ma si presta a twist su drink veloci, in abbinamento a bitter alcolici o analcolici, candidandosi ad alternativa tecnica ai classici spritz.

Senza dimenticare il consumo in purezza, in un momento in cui le proposte low e no-alcol sono sempre più richieste. Numerosi locali l’hanno già inserita in carta come proposta analcolica autonoma, un’alternativa sodata e raffinata ai tradizionali succhi di frutta, capace di garantire un’esperienza gustativa completa e dissetante.

 

Un’eccezione temporale in un portfolio storico

L’ingresso della Grape Fruit segna una rottura temporale nell’affascinante linea storica di Chantry Well. Il marchio, infatti, affonda le sue radici nell’Inghilterra vittoriana del 1872, a Morpeth. Qui, George Young, trisavolo dell’attuale co-titolare Kay Queirolo, gestiva una fabbrica di bibite all’interno di un’antica abbazia medievale. Le sue ricette originali, circa quaranta, sono state ritrovate durante il periodo del Covid, dando il via a un progetto di rinascita supportato da 1492 Coloniale Group.

«Tutte le referenze del marchio si rifanno a quell’antico ricettario del 1872» chiarisce Grandoni. «La Grape Fruit è l’unica ricetta inedita, varata nel 2025. All’epoca ovviamente non compariva, ma le attuali esigenze di mercato ne richiedevano assolutamente la creazione».

 

Questione di zuccheri (e di medaglie)

L’intuizione della soda rosa si innesta su una linea già solida e tecnicamente inappuntabile. A certificarlo è la recente Medaglia d’Oro conquistata ai World Drink Awards nella competitiva categoria “No & Low” dal Ginger Beer Chantry Well. Un trionfo ottenuto grazie all’uso esclusivo di zenzero fresco, che dona al sorso una nota robusta e autentica.

Il tratto d’unione di tutta la gamma è l’attenta calibrazione della dolcezza. «La quantità di zucchero è sempre la minima indispensabile» sottolinea Grandoni. «Serve a garantire la perfetta resa in miscelazione senza mai risultare stucchevole, mantenendo intatto il gusto naturale. È una regola che vale per il pompelmo rosa, per la Lemon e per le toniche».

Il portfolio si completa infatti con referenze dal carattere netto. La Old Tonic riproduce fedelmente la ricetta vittoriana, offrendo una nota amara di chinino decisa, già premiata con due stelle dall’International Taste Institute di Bruxelles. Ad affiancarla, la Pinkpepper Tonic, arricchita da un’infusione di pepe rosa dell’Indonesia e del Madagascar, studiata per esaltare i gin dalle botaniche più erbacee. Infine, la Lemon, agrumata, intensa e rigenerante, perfetta per chi cerca un carattere verticale.

Una gamma che, recuperata da un cassetto polveroso e riadattata alle esigenze della miscelazione contemporanea, sta rapidamente convincendo i professionisti del settore. Perché se la storia affascina, è l’efficacia nel bicchiere a decretarne il successo.

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