L’incredibile storia del birrificio Schneider Weisse

Riassunto

Fondato nel 1872, il birrificio bavarese Schneider & Sohn ha contribuito a salvare e diffondere la tradizione della Weissbier. Oggi, alla settima generazione familiare, continua a produrre con metodi tradizionali. Nel portfolio Timossi spiccano tre referenze simbolo: Aventinus, Bayrisch Hell e Hefeweissbier, perfetto equilibrio tra storia e bevibilità contemporanea.

Nel 1872, la birra di frumento in Baviera era un affare per teste coronate. Un privilegio esclusivo della casa reale, finché l’imprenditore Georg I Schneider non decise di bussare alla porta di re Ludwig II per acquistarne i diritti. Inizia così, salvando di fatto uno stile dal dimenticatoio, la parabola della G. Schneider & Sohn.

Oggi il mercato viaggia a velocità doppia, brucia le mode e chiede a gran voce gradazioni contenute e facilità di beva. Ma dietro il bancone, i fondamentali non tradiscono. E il portfolio Timossi risponde alle esigenze dei publican con tre referenze cardine di questo storico marchio: un concentrato di tradizione bavarese capace di intercettare perfettamente i trend di consumo contemporanei.

«Il birrificio ha oltre 150 anni di storia e, dal primo giorno, il primo maschio nato della famiglia si chiama sempre Georg» racconta Martin Rederlechner, agente del marchio in Italia, legato all’azienda da un filo rosso familiare, avendo ereditato il mandato dal padre che importava queste birre già negli anni Ottanta.

Sfuggita alle logiche dell’industria, Schneider è oggi un’azienda familiare giunta alla settima generazione. La produzione si attesta sui 200mila ettolitri annui ed è stata spostata a Kelheim dopo che i bombardamenti della Seconda guerra mondiale distrussero la sede originale nel centro di Monaco. I numeri restano contenuti perché il metodo non ammette scorciatoie. «Produciamo ancora con la vecchia tradizione: fermentazione a vasca aperta e poi la seconda fermentazione in bottiglia» precisa Rederlechner. «Un processo che tanti birrifici non fanno più perché complesso e delicato, ma che garantisce profumi e sapori incredibili».

Aventinus: l’intuizione di una donna

La capacità di innovare pescando dalla tradizione è un tratto genetico della famiglia. Lo dimostra la Aventinus, etichetta nata all’inizio del Novecento – esattamente nel 1907 – in un momento storico complesso, poco prima della Grande Guerra. A prendere in mano le redini dell’azienda, dopo la morte prematura di Georg III, fu la vedova Mathilde Schneider.

«L’Aventinus è stata inventata da una donna. È lei ad aver capito dove si doveva andare per cambiare stile, creando di fatto la prima Weissbier Bock della storia» sottolinea l’agente. Dedicata allo storico bavarese Johannes Turmair, è una birra da 8,2 gradi, complessa e profonda. Ambrata scura con riflessi mogano, sprigiona al naso malto tostato, liquirizia, banana e uva passa. In bocca è morbida ma vivace, con una carbonatazione che accompagna un finale segnato da note di cioccolato e chiodi di garofano. Un prodotto da gestire con competenza in sala, ideale per accompagnare formaggi cremosi e piatti di carne. O, come suggerisce Rederlechner, «da proporre in degustazione abbinata a un buon cioccolato fondente». 

Helles e Hefe Weisse: la risposta agile al bancone

Se l’Aventinus rappresenta la struttura, il servizio quotidiano nei locali richiede oggi spina dorsale e agilità. Il consumatore cerca sorsi immediati, freschi, puliti. Schneider ha risposto a questa esigenza riaprendo i propri archivi.

È il caso della Bayrisch Hell (Helles). «Siamo ritornati anche noi con una bassa fermentazione» spiega Rederlechner. «L’avevamo dismessa negli anni Ottanta per concentrarci solo sul frumento. Abbiamo ripreso la ricetta del 1928 e l’abbiamo reintrodotta». Prodotta con luppoli della regione dell’Hallertau e orzo del Gäuboden, è una birra chiara, dal profilo maltato e floreale. La freschezza estrema e il rigore produttivo la rendono uno strumento perfetto per sgrassare il palato, ideale in abbinamento a pizze, hamburger e alla ristorazione veloce di qualità. È la classica lager che non smetteresti mai di bere.

Sulla stessa linea strategica si posiziona la Schneider Weisse Hefeweissbier (Helle Weisse). L’azienda ha affiancato alla sua iconica Original da 5,4 gradi una versione rivista, calibrata a 4,9 gradi. «È un po’ più leggera, più semplice da bere» chiarisce l’agente. «È nata per incontrare più facilmente il gusto di chi non è un super appassionato delle Weissbier storiche». Il perlage è sottile, i malti e i luppoli trovano una quadra perfetta e le classiche note speziate e fruttate del lievito restano rotonde, senza mai saturare la bocca.

La formula per restare rilevanti nel mercato del fuori casa, in fondo, si riduce a questo. Interpretare i trend attuali senza rincorrere le mode, servendo nel bicchiere un prodotto facile da bere ma impossibile da replicare senza una grande storia alle spalle.

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