Riassunto
La Tenuta Unterhofer, realtà familiare dell’Alto Adige, esprime una viticoltura eroica sui ripidi pendii di Campegno e Caldaro. Fondata nel 2006 da Thomas Unterhofer, l’azienda valorizza il porfido rosso e le altitudini elevate per produrre vini di forte identità territoriale. Dalla riscoperta della Schiava con il Santa Maddalena Artis al minerale Kerner fino al complesso Sauvignon Meruna affinato in acacia, ogni etichetta racconta precisione artigianale, rese contenute e profondo legame con il territorio.
C’è un momento, nel tardo pomeriggio a Campegno, sopra Bolzano, in cui il vento fresco inizia a soffiare lungo i pendii scoscesi, dando tregua alle vigne che affondano le radici nel porfido rosso. Qui, dove la pendenza è tale da rendere inutilizzabili i comuni trattori e richiede attrezzature speciali e una buona dose di coraggio, nasce la storia della Tenuta Unterhofer. Un racconto di famiglia che profuma di roccia minerale, di tradizioni recuperate e di una viticoltura che definire “eroica” non è solo un esercizio di stile, ma una necessità quotidiana.
Dal maso alla bottiglia: una sfida lunga tre generazioni
Sebbene la famiglia Unterhofer coltivi la terra da tre generazioni, la svolta arriva nel 2006. Thomas Unterhofer, dopo una solida esperienza come cantiniere presso realtà storiche del territorio, decide che è il momento di dare una voce propria ai vigneti di famiglia. Insieme alla moglie e al figlio Andreas — che ha portato in azienda una ventata di internazionalità dopo esperienze in Toscana e Nuova Zelanda — Thomas trasforma il raccolto dei vigneti che circondano lo splendido Maso rinascimentale di Campegno in vini che assumono fin da subito una forte caratterizzazione proprio grazie alla composizione di quei terreni.
Oggi la realtà di Unterhofer si divide tra due anime geografiche:
- Campegno (Bolzano) con vigne tra i 500 e i 600 metri su terreni di porfido profondo, ricchi di minerali, dove nascono bianchi taglienti e verticali;
- Caldaro areale storico della viticoltura atesina con terreni che risentono dell’influenza del lago, ideali per varietà come il Pinot Bianco e la Schiava.
La Schiava: il ritorno di una Regina (quasi) dimenticata
Troppo a lungo considerata materia prima per un “vino quotidiano” senza troppe pretese, la Schiava a dispetto del suo nome sa essere regina. Unterhofer ne ha colto l’essenza, decidendo fin da subito di scommettere sul suo successo. A questo vitigno sono dedicati i vigneti a strapiombo nella zona di Santa Maddalena sulla Valle Isarco e Bolzano dove ci sono ancora i vecchi cloni meno produttivi ma capaci di esprimersi al meglio. Thomas lavora molto in vigneto e riduce drasticamente le rese: circa 60-70 quintali per ettaro, contro i 125 permessi dal disciplinare. Il suo Santa Maddalena Artis (95% Schiava, 5% Lagrein) è un vino di una morbidezza incredibile, con tannini fini che evolvono splendidamente in bottiglia.
Kerner: la “chicca” minerale
Se cercate un vino capace di stupire per la sua unicità, il Kerner di Unterhofer è la risposta. Incrocio botanico tra Riesling e Schiava, questo vino trova nel porfido di Campegno il suo habitat ideale.
“A mio parere è tra i migliori vini italiani per accompagnare il pesce o per un aperitivo di carattere. Con l’invecchiamento esprime spettacolari profumi di idrocarburi, proprio come il suo genitore Riesling” – Stefano Albenga, Category Manager Timossi.
Lavorato esclusivamente in acciaio per preservare la purezza del frutto, al naso esplode con note di albicocca e pesca bianca, mentre al palato rivela una sapidità quasi salina.
La complessità del Sauvignon Meruna
Non mancano le sperimentazioni felici, come il Sauvignon Meruna. Qui Thomas ha scelto una strada distintiva: la fermentazione e l’affinamento avvengono al 100% in grandi botti di legno di acacia da 1500 litri al contrario di Kerner e Schiava che sostano solo in acciaio. Questa scelta conferisce al vino una struttura e una complessità aromatica che si discosta dai classici Sauvignon, mantenendo però una freschezza vibrante fino all’imbottigliamento.
Unterhofer rappresenta per noi l’anima più autentica dell’Alto Adige, grazie alla sensibilità di una famiglia che ha scelto di far rivivere un antico maso trasformando la fatica in eleganza. Che sia la verticalità del Kerner o l’eleganza ritrovata della Schiava, ogni etichetta è un frammento di roccia e vento.
