Stefano Albenga racconta: la tradizione e le multinazionali!

Stefano Albenga racconta: la tradizione e le multinazionali!

Correva l’anno 1938 e il capostipite della famiglia fondava l’azienda. Non che si iniziasse a quel tempo a fare vino, quest’arte era presente nei cromosomi da generazioni, ma proprio prima della guerra si era deciso di farlo diventare una professione. Stiamo parlando di Picchio. A metà del secolo (1900 tanto per capirci) l’azienda passa di mano a due fratelli Silvano e Idelmo, figli del fondatore. Un esempio di comportamento: il loro sodalizio professionale non si è mai scisso, ovvero sono rimasti soci e collaboratori in azienda sempre, ma proprio sempre! In un’area, il Piemonte, dove una condizione di fratelli/collaboratori è situazione rarissima. Molti marchi storici sono frutto di divisioni famigliari: Conterno, Voerzio, Corino e altre decine.

Dopo anni di produzione del vitigno Barbera in forma “classica” nei primi anni 2000 si sono cimentati nella produzione di un Barbera Passito. Il loro rispetto per il tempo che passa, la capacità di lasciarlo fermentare ed affinare il tempo corretto, la conoscenza del territorio e quindi selezionare i vigneti meglio esposti per quella tipologia di prodotto hanno fatto si che il vino diventasse a dir poco fantastico. Scomodando qualche citazione di santoni novecenteschi la vera e propria definizione del nettare “barberoso”, potrebbe essere quella di “vino da meditazione”.

La naturale acidità presente nel grappolo, sostiene la dolcezza di questa vendemmia tardiva in maniera sublime, creando un equilibrio di sensazioni olfattive e facendo veleggiare il palato verso percezioni non facili da replicare. Assaggiandolo in compagnia, si cerca sempre di trovare una collocazione, un aggettivo in cui classificarlo, ma risulta difficile e complicato, indicazione di un prodotto con un ventaglio ampio e profondo di profumi e sapori. I sommelier lo descriverebbero forse: Etereo.

Il nome dell’etichetta è “Garoc”, un secchiello di legno usato in vendemmia, oltre ad essere una sorta di unità di misura arcaica. Aggiungiamo un particolare non da poco, si produce mediamente ogni tre anni (l’annata deve essere perfetta!), ma le prime annate prodotte (2001, 2006) sono ancora in splendida forma!

Ma l’aneddoto più bello è quando Idelmo, uno dei fratelli, ricevette una telefonata a casa qualche tempo fa:

-“Buongiorno sono ****, direttore commerciale dell’azienda *** multinazionale del cioccolato”

-“Buongiorno sono Idelmo Picchio, mi dica”

-“Ho assaggiato il suo vino in una rinomata pasticceria di Torino e mi è piaciuto molto, sarei intenzionato ad inserirlo a catalogo , mettendolo nelle nostre confezioni e affiancando il nostro marchio importante a quello del vostro prodotto, me ne servirebbero almeno 2000 bottiglie”

-“Grazie dei complimenti, ma noi per avere quella qualità il Garoc lo facciamo artigianalmente e non possiamo produrre più di 600 bottiglie per anno, e neppure in tutte le annate“

-“ Ehm ….lei non ha capito chi sono io, rappresento una delle più importanti società sul mercato, le sto offrendo una grande opportunità commerciale”

-“ Ho capito benissimo, non sono mica stupido, lei è ****. Ma io sono Picchio e metto il mio nome in etichetta, quindi voglio che il mio di cliente sia sempre soddisfatto. Se ne dovessi produrre 2000, non garantirei lo stesso profilo. Arrivederci”.

Null’altro da aggiungere!

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