STEFANO ALBENGA RACCONTA: COLOMBAROLA

STEFANO ALBENGA RACCONTA: COLOMBAROLA

Andando a zonzo tra le vecchie mura dell’azienda Colombarola, la prima cosa che si respira è la sensazione di “storia importante”. L’edificio di Colombarola risale alla fine del settecento ma è tra il 1814 e il 1847 che vede accendersi i riflettori su di sè.

Facciamo un passo indietro: Francia, primi dell’800; Napoleone Bonaparte non era simpatico proprio a tutti…alcuni oppositori organizzarono un attentato. Riempirono una botte da vino (a volte il destino) di polvere da sparo e chiodi, le autobombe non erano ancora disponibili e la fecero saltare in aria al passaggio del corteo imperiale. Morirono decine di persone, ma i “reali” non furono nemmeno sfiorati. Questa tragica situazione ha fatto comunque scattare in Napoleone una sorta di orologio biologico, come lo chiameremmo oggi: la necessità di un discendente. Di figli illegittimi ne aveva già, mogli anche. Era l’ora di cambiare però e tra le decine di pretendenti scelte dagli strateghi militari, la nomination cadde sulla figlia del regnante Austriaco, la nemmeno 20enne Maria Luigia D’Asburgo.

Si sposarono e la giovanissima principessa austriaca divenne regnante in Francia, ebbero un figlio l’anno successivo al matrimonio e… vissero felici e contenti? Assolutamente no!

Maria fu costretta a vivere tra i palazzi imperiali dove visse la sua zia più famosa: Maria Antonietta, ghigliottinata pochi anni prima. I francesi non la amarono intensamente, lei seguì Napoleone nelle sue imprese militari più importanti ma quando la situazione peggiorò, ringraziando, se ne tornò in Austria. Il poco sentimento per la Francia, il matrimonio combinato, il marito guerrafondaio: ne aveva avuto abbastanza e le strade dei due nostri protagonisti si divisero. Del Bonaparte sappiamo tutto, ma di Maria Luigia?

Nello scacchiere delle monarchie europee dopo la restaurazione, alla nostra eroina toccarono i ducati di Parma, Piacenza e Guastalla (stanno in pratica ringraziando ancora ora). Sue le decine di opere pubbliche tra cui ponti, teatri e strutture di accoglienza. Tra le tante proprietà ne sottolineiamo una: Colombarola!

4.1.1

Ai tempi era una residenza reale con spazi per balli e feste, oltre ad avere aree e strutture in cui allevare bestiame e rendere autosufficiente tutto il complesso. Maria Luigia nel suo soggiorno in Francia aveva assorbito i fasti, lustri e soprattutto gusti! E come era di abitudine fece arrivare tutti i vitigni presenti oltralpe, quegli stessi vitigni che danno i vini di Colombarola di oggi.

colombarola

Ci soffermiamo su:

Extra Brut Gran Cuvée

Extra Brut Gran Cuvée:  un Metodo Classico, 36 mesi di affinamento sui lieviti, extra brut con vitigni “classici” Chardonnay e Pinot Nero. Una bolla dallo stile classico, mai assente in nessun ballo ne a Versailles, ne a Colombarola.

Bianco PietragaiaBianco Pietragaia:  originario di due vitigni, Marsanne e Chardonnay, un bianco originario del Rodano ma diffuso in varie zone europee. Ne scaturisce un’etichetta con caratteristiche di freschezza ed intensità piuttosto marcate, una persistenza più importante rispetto ai comunque nobili vitigni Piacentini a cui siamo abituati (Trebbiano , Ortrugo, ecc).

Rosso GandinaiaRosso Gandinaia:  un rosso base Syrah vinificato con una parte di grappoli portati in surmaturazione che donano morbidezza ad un vino già di per sè strutturato. Alle normali nuance di pepe e sensazioni di durezza tipiche del vitigno francese, qui si fondono con sensazioni vellutate e levigate.

L’enologo è tra gli artefici di tutto questo successo: Leonardo Valenti, cattedra all’Università di Milano, artefice dell’ascesa di molte etichette blasonate italiane, nomi non se ne fanno, è un tipo discreto. Consiglio: Non fare mai una gara di bevute con lui, è cintura nera!

E Maria Luigia? Nei trent’anni di regno diciamo che non si è fatta mancare niente. Proprio niente. Dalle feste di corte ai moti carbonari che stavano spianando la strada ad una Italia ancora da formare. Gli aneddoti si sprecano, la sua esuberanza era nota e di mariti ne ha collezionati ancora un paio. Come si diceva prima: in zona stanno ringraziando ancora ora, per aver portato il “bien vivre”, le usanze Asburgo-Francesi, feste e opere pubbliche. La sensazione di nobiltà è palesemente presente nei paesaggi delle colline di quella parte della Valtidone, una ventata di gusto francese che con l’intensità del territorio italiano ha esaltato le scelte della nostra principessa.

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